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Antonio Ragno: «La Fidens è una sfida personale. Vogliamo far divertire il pubblico giovinazzese»

Il nuovo coach della squadra giovinazzese si presenta: «Vedo un gruppo molto coeso ed una sana ambizione»

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Giovinazzo giovedì 18 ottobre 2018
di Savio Magrone
Antonio Ragno, nuovo coach della Fidens Giovinazzo
Antonio Ragno, nuovo coach della Fidens Giovinazzo © Facebook

È pronto, carico ed ha tanta voglia di stupire. Antonio Ragno, da pochi giorni diventato ufficialmente il tecnico della Fidens Giovinazzo per la stagione 2018-2019, ha raccontato in una breve intervista a GiovinazzoLive.it le sue sensazioni, obiettivi e soprattutto la sua storia da allenatore, sin dagli esordi come semplice tifoso.

Coach Ragno, è stato ingaggiato pochi giorni fa dalla Fidens Giovinazzo, succedendo al suo compaesano Filippo Andreula. È pronto per questa nuova avventura?

«Sono stato chiamato da poco alla guida di questa storica società e, una volta illustratomi il progetto, non ho tentennato ad accettare. Quest'anno ho rifiutato per questioni personali altre offerte provenienti da serie C e D ma alla chiamata della Fidens non ho potuto declinare l'invito per diverse ragioni, tra cui ci sono anche esigenze familiari, ma per me sarà soprattutto una sfida personale».

Quali sono state le prime impressioni sulla squadra che dovrà guidare in questa stagione?

«Stiamo lavorando per allestire un roster completo che possa far divertire il numeroso pubblico che riempirà gli spalti del palazzetto. Stiamo lavorando da circa due settimane insieme, forse poco per esprimere dei giudizi ben definiti, ma vedo comunque un gruppo molto coeso ed una sana ambizione».

Quale pensa possa essere il vostro obiettivo stagionale?

«Abbiamo voglia di far bene e spingere forte sull'acceleratore, altrimenti non avrebbe senso la chiamata nei miei confronti da parte della dirigenza. Sono qui per portare risultati e i ragazzi sono pronti per dare il massimo».

Quando nasce la sua passione per il basket? Il suo passato da allenatore fa riferimento alla Virtus Basket Molfetta. Ha avuto altre esperienze in panchina?

«Ho una storia abbastanza particolare, infatti mi avvicino tardi al mondo della palla a spicchi, inizialmente come semplice tifoso di una squadra locale, la vecchia Virtus, che ho seguito in tutta Italia. Così decido di provare a giochicchiare, ma capendo che ormai è troppo tardi per fare bene in quel ruolo, provo ad allenare quella stessa Virtus che in precedenza osservavo in B1. Dopo il fallimento della squadra, la società riparte dalla prima divisione e, con me in panca, vince il campionato nel giro di un paio di anni, così mi viene affidata una squadra in Promozione con l'intento di disputare un campionato tranquillo. E' qui il punto di svolta, dal momento che rappresentiamo la vera sorpresa della stagione vincendo inaspettamente il campionato. In serie D siamo arrivati a soli due punti dai playoff, con lo stesso roster utilizzato nell'annata precedente. L'anno successivo sono passato, assieme ad una parte dello staff dirigenziale, alla pallacanestro Molfetta ma purtroppo per vari motivi, sia personali che di lavoro, ho dovuto lasciare due settimane prima dell'inizio della stagione, ma nonostante ciò continuo a seguirli con passione».

Ci sono degli allenatori specifici a cui si ispira?

«Il mio maestro e mentore è sicuramente coach Giovanni Gesmundo che, dal primo giorno in cui ho preso la lavagnetta in mano, mi ha spiegato e rispiegato qualsiasi cosa di cui oggi sono a conoscenza. Ancora oggi per qualsiasi motivo chiamo lui per avere chiarimenti su aspetti del basket giocato e non, essendo un grande uomo anche dal punto di vista umano».

Cosa ne pensa dell'attuale momento del basket italiano?

«La pallacanestro italiana è sicuramente ad un buon livello, infatti basta guardare in categorie tipo C o D dove sono presenti roster che possono essere competitivi anche in categorie superiori. Una critica? Si investe poco nei settori giovanili: tutti vogliono vincere subito, senza avere la pazienza di investire in giovani locali. Purtroppo credo sia questa la pecca di quasi tutte le realtà sportive medio-piccole».

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