Giro d'Italia

Il «Giro che non c’è»

Su internet la corsa rosa in virtuale

Altri Sport
Giovinazzo martedì 19 maggio 2020
di mino ciocia
Giro d'Italia
Giro d'Italia © mino ciocia

La domenica appena trascorsa sarebbe stata quella della nona tappa del Giro d’Italia. La corsa rosa come tutti sappiamo è ferma, se ne riparlerà in autunno. E non sappiamo ancora quali saranno le modalità, quali variazioni al percorso originario. C’è però chi al «Giro», così come è stato pensato, proprio non ha voluto rinunciarci. Lo vuole percorrere tutto. E ha cominciato a farlo partendo però dall’ottava tappa, quella de 16 maggio, la Castovillari – Brindisi. E subito, il giorno dopo, la Giovinazzo – Vieste. Intendiamoci, non ci sono biciclette per strada, non c’è la classica carovana rosa. È un tour virtuale, realizzato da giornalisti, scrittori, architetti, designer, tutti naturalmente appassionati del Giro, che giorno dopo giorno immagino come sarebbe potuta svolgersi la tappa. Descrivendo, sotto forma di cronaca il percorso, immaginando le fughe a tal chilometro, descrivendo gli arrivi e persino immaginando la classifica di tappa e quella generale. Con l’aiuto del Touring club Italiano.
Tutto questo è in un sito internet creato apposta. «Senza giro» il nome del sito con il sottotitolo «Il giro che non c’è». Con l’aiuto del Touring club Italiano. A descrivere la nona tappa, la Giovinazzo - Vieste, ci ha pensato Marco Ballestracci, giornalista musicista scrittore e performer. Una descrizione scanzonata, come del resto è tutto il progetto di «Senza giro». Dalla partenza in piazza Vittorio Emanuele, al passaggio da Trani, Margherita di Savoia e via dicendo.
«Giovinazzo – scrive nella sua cronaca Ballestracci - è un posto che m’ha sempre incuriosito, dai tempi delle “Domeniche Sportive” condotte, guarda caso, da Adriano De Zan in cui si leggevano i risultati delle partite di hockey su pista. Conoscevo tutte le città del campionato, tranne Giovinazzo, che proprio non avevo idea dove si trovasse». E così via via, mentre il serpentone si snoda sulle strade della Puglia e all’ombra di Federico II, tra fughe e contro fughe, corridori ripresi poco prima del traguardo si arriva a Vieste, con lo sprint finale.
«Devo dir la verità – conclude la cronaca Ballestracci - questo epilogo è stato una bacchettata sulle mani, perché m’ha dimostrato che quasi ogni cosa può essere annunciata, che la fuga di tappa sarebbe stata assorbita al momento giusto, che la maglia rosa non avrebbe cambiato schiena e che la Puglia è meravigliosa. Ma che, al Giro d’Italia, c’è sempre qualcosa di magicamente imprevedibile». Più imprevedibile di così…

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