La pedagogia del sorriso nelle Favole di Fedro (parte prima)

a cura di Franco Martini Poesie antivirali
Giovinazzo - sabato 25 settembre 2021
Maschere
Maschere © n.c.

I, 3  La cornacchia e il pavone

Affinché uno non prenda gusto a gloriarsi degli attributi altrui
e continui piuttosto a vivere  secondo la propria natura,
Esopo ci ha consegnato questo esempio.
Una cornacchia, gonfia di vuota superbia,
raccolse le penne che un pavone aveva perso
e se ne adornò. Quindi, disprezzando i suoi pari,
si mischia a uno splendido gregge di pavoni.
Ma questi all’uccello spudorato strappano le penne
e coi becchi lo mettono in fuga. Malconcia, la cornacchia
cercò di ritornare, tutta contrita, alla propria specie,
ma respinta anche da questi dovette subire un triste scorno.
Allora una di quelle con cui lei prima aveva fatto l’altezzosa,
disse: “Se tu ti fossi accontentata di stare tra di noi
e avessi voluto accettare quanto la natura ti aveva dato,
né avresti assaggiato quegli insulti
né ora, per tua sventura, saresti respinta da noi”.

I,  4  Il cane che porta un pezzo di carne nel fiume

Perde, meritatamente, il suo colui che desidera l’altrui.
Un cane, mentre nuotando in un fiume portava un pezzo di carne,
vide nello specchio dell’acqua la sua immagine
e, credendo che fosse un altro cane che portava un’altra preda,
gliela volle strappare; e così l’ingordo, caduto in inganno,
lasciò andare il cibo che teneva in bocca,
ma non poté neppure toccare quello che a cui mirava.

I, 7  La volpe davanti a una maschera da teatro

Una volpe per caso vide una maschera da teatro:
“Che magnifico aspetto!”, disse, “…ma non ha cervello!”
Ciò va riferito a coloro ai quali onore e gloria
la fortuna concesse, ma li privò della sensibilità comune.

Traduzione di Franco Martini

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