Sonetti di Carlo Porta, un prolifico poeta satirico del primo Ottocento (parte seconda)

a cura di Franco Martini Poesie antivirali
Giovinazzo - domenica 29 agosto 2021
Signor Marchese...
Signor Marchese... © Archivio Mino Ciocia

     Sissignor, sur Marches, lu l’è marches,            
marchesazz, marcheson, marchesonon,            
e mì sont el sur Carlo Milanes,                         
e bott lì! senza nanch on strasc d’on Don.        
     Lu el ven luster e bell e el cress de pes             
grattandes con sò comod i mincion,                  
e mì, magher e biott, per famma sti spes            
boeugna che menna tutt el dì el fetton.              
    Lu senza savè scriv né savè legg                       
e senza, direv squas, savè descor                       
el god salamelecch, carezz, cortegg;                  
    e mì (destinon porch!), col mè stà su                  
sui palpee tutt el dì, gh’hoo nanch l’onor          
d’on salud d’on asnon come l’è lu.                    

 Traduzione di Franco Martini

   Sissignore, signor Marchese, lei è marchese,
marchesazzo, marchesone, marchesonone,
e io sono il signor Carlo milanese 
e basta! Senza nemmeno lo straccio di un Don. 
   Lei diventa lustro e bello e cresce di peso
grattandosi con suo comodo i coglioni,
e io, magro e miserabile, per mantenermi a galla,
bisogna che muova il culo tutto il giorno.
   Lei senza saper scrivere né leggere,
e senza, direi quasi, saper parlare,
si gode salamelecchi, carezze, corteggiamenti;
   e io (destinaccio porco!), con il mio star piegato
sulle carte tutto il giorno, non ho neanche l’onore
di un saluto da un somarone come lei.

 

 

 

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