Scuola

Scuola: la nuova ordinanza di Emiliano per aderire al Dpcm

Molta didattica a distanza, poca in presenza, turni pomeridiani dove necessario

Politica
Giovinazzo martedì 27 ottobre 2020
di La Redazione
Coronavirus a scuola
Coronavirus a scuola © n.c.

Decreti e ordinanze. La regione Puglia aggiorna le modalità di frequenza nelle scuole superiori al Decreto del Presidente del Consiglio. Lo fa dopo aver ordinato agli studenti che frequentano gli ultimi tre anni di tutti i licei e gli istituti tecnici, di seguire le lezioni in modalità telematica. Un provvedimento che è stato superato dall’ultimo Dpcm, che prevede la didattica a distanza per tutte le scuole secondarie di secondo grado per il 75 percento degli orari di lezione. Proprio per adeguare l’ordinanza al decreto, il presidente Michele Emiliano chiede alle istituzioni scolastiche di rivedere gli orari delle lezioni. «Le istituzioni scolastiche – si legge nella nuova ordinanza – devono adottare, con il ricorso alla flessibilità, per una quota non inferiore al 75 percento la didattica digitale integrata, in modalità alternata alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani, e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9,00.
Le Istituzioni Scolastiche, nella loro autonomia, individueranno per la restante quota in presenza, le misure che riterranno più idonee per l’utilizzo dei laboratori didattici ed altre attività in presenza o anche per l’attività in presenza di classi iniziali e terminali, nonché per l’attività di alunni con bisogni educativi speciali». Toccherà adesso ai dirigenti scolastici studiare modalità e tempi per consentire agli studenti di continuare il loro ciclo di apprendimento senza ulteriori disagi.

Lascia il tuo commento
commenti
I commenti degli utenti
  • Maria P. ha scritto il 27 ottobre 2020 alle 12:54 :

    Siamo all'improvvisazione totale, se la didattica in presenza è davvero pericolosa (ma è tutto da dimostrare con studi epidemiologici, non certo a parole) perché mantenere il 25%? Rispondi a Maria P.