Editoriale

In vista del Giro si mobilita la comunicazione

La Rai e i Social per raccontare l’Italia profonda

Cronaca
Giovinazzo mercoledì 30 settembre 2020
di Mino Ciocia
Il Giro D'italia 2020
Il Giro D'italia 2020 © Nc

Domenica pomeriggio, ricevo una telefonata. È Radio Rai che chiama. Una collega ha l’incarico di preparare pezzi sul Giro d’Italia. La corsa rosa è alla vigilia. Il sevizio pubblico deve preparare pezzi e servizi, in particolare sulle città tappa, da proporre al pubblico. Vuole informazioni, spunti, dettagli che possano raccontare Giovinazzo al grande pubblico radiofonico. Vuol sapere quelle che sono le peculiarità, non solo in positivo, ma anche in negativo. Perché una città è tutte e due le cose. C’è il bello e ci sono le emergenze. Racconto alla collega tutto quello che vuol sapere. Un paio di «ma dai» di meraviglia, ma poi chiede: «basta turismo, parliamo di cronaca». Note dolenti. Da dove cominciare? Dal lavoro che non c’è, da una intera generazione che è andata via. «E di cosa campate?». Di terziario soprattutto, poche attività produttive, agricoltura che langue, della pesca non ne parliamo. Cosa verrà fuori del sevizio radiofonico non lo so, tocca aspettare i giorni del Giro per poter sapere, nel frattempo anche su facebook appare una pagina sponsorizzata. «Il giro d’Italia nella tua zona» si chiama. E propone un questionario a cui rispondere in forma anonima. «La tua opinione, nel bene o nel male, è importante» recita il commento. La serie di domande che il questionario propone vanno da quelle prettamente legate al giro (è già passato dalla tua città, sei interessato, ecc.) a domande dal carattere più sociale: c’è investimento pubblico, produrrà un incremento di affari, ci saranno benefici per le imprese, contribuirà al benessere, questi i quesiti proposti. E ancora: ci sarà esposizione nazionale, migliorerà l’immagine internazionale, favorirà il turismo? Il questionario propone anche domande in negativo: i parcheggi, il traffico, il rumore, più spazzatura ecc. Ora non ho risposta ad alcuna domanda del questionario. Quello che mi colpisce, è che attraverso due canali diversi, ma all’apparenza con lo stesso scopo, il Giro cerca di scavare nell’Italia profonda. Non solo quella tutta rose e fiori proposta delle immagini di tappa. C’è una umanità varia lungo le strade del Giro, che emerge poco e che scompare del tutto al passaggio della carovana. Il Giro come fatto sociale? Forse. Di sicuro sarà una corsa diversa, già il rinvio da maggio a ottobre è anomalo, non solo per gli effetti del Covid, ma anche per le condizioni meteorologiche che, soprattutto per le tappe di montagna, detteranno il calendario.

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