Salvaguardia tartarughe marine

Nasce Adrionet, la rete per la salvaguardia e lo studio delle tartarughe marine

Coinvolti i centri di recupero e le Università dell’Adriatico e dello Ionio

Cronaca
Giovinazzo giovedì 30 luglio 2020
di La Redazione
Pasquale Salvemini responsabile del Centro recupero tartarughe di Molfetta
Pasquale Salvemini responsabile del Centro recupero tartarughe di Molfetta © n.c.

Il coordinamento e la standardizzazione delle modalità e dei protocolli di intervento, la condivisione delle esperienze gestionali, le regole comuni nella raccolta dei dati a più ampio raggio e di maggior rilievo scientifico, l’accrescimento della capacità di influenza nei confronti dei «decision makers» e, analogamente, la realizzazione di campagne di informazione rivolte ai cittadini per favorire programmi e iniziative finalizzati alla salvaguardia della biodiversità e delle buone condizioni dei mari Adriatico e Ionio in tutte le loro componenti. Sono questi gli obiettivi che hanno dato vita alla Rete Adriatico – Ionica per il coordinamento tra i centri di recupero delle tartarughe marine. Tra esse le «Caretta caretta» che abbiamo imparato a conoscere più per il loro spiaggiamento lungo le nostre coste, spesso ormai morte, a causa della ingestione di plastica o perché intrappolate in reti da pesca illegali. La Rete, «Adrionet» la sigla che si è data, ha visto muovere i primi passi a Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, a seguito di un convegno nazionale dedicato proprio alla salvaguardia della biodiversità marina, dal quale era emersa la necessità della collaborazione tra centri di recupero, Università e associazionismo, per ottimizzare i dati e diffondere risultati univoci. Ne è nato così, dopo una gestazione di otto mesi, un protocollo d’intesa firmato dai centri di Ancona, di Rimini e Riccione, dall’oasi Wwf di Policoro, dall’area marina protetta di Torre Guaceto, e dal centro tartarughe di Molfetta. Un protocollo d’intesa che ha avuto adesioni anche da professionisti che operano sul piano scientifico e operativo per enti come la «Societas Herpetologa Italica», il Cnr di Ancona, l’Istituto zooprofilattico di Teramo, e le Università di Bari, Pisa e Foggia. Rispetto al passato, la Rete consente di ottimizzare i dati attraverso lo scambio di informazioni e di buone pratiche, oltre che a una concreta collaborazione sia per i rilievi in mare che nei centri di recupero per tartarughe. «Questa vola – è la chiosa del comunicato stampa che ha annunciato la firma del protocollo - la rete non rappresenta una minaccia, ma al contrario una speranza per le tartarughe marine che frequentano l’Adriatico e lo Ionio per nutrirsi e deporre le uova».

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