Discarica

Discarica: Le prime reazioni al sequestro

Depalma promette un consiglio comunale monotematico, l’onorevole Galizia interpella il Ministro dell’Ambiente

Cronaca
Giovinazzo venerdì 05 marzo 2021
di La Redazione
Discarica di San Pietro Pago
Discarica di San Pietro Pago © archivio Mino Ciocia

«Abbiamo appreso dalla stampa, da un articolo pubblicato oggi su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, della chiusura da parte della Procura di Bari delle indagini sulla Daneco, la società che ha gestito la discarica di Giovinazzo, in località San Pietro Pago, fino al 2018. Ora, non avendo io ricevuto come sindaco alcuna informazione nel merito, ho chiesto immediatamente all’Arpa Puglia di effettuare tempestivamente altri rilievi aggiornati sull’area. Inoltre, ho incaricato il nostro legale  di chiedere un incontro con la Procura di Bari per essere edotti sulla situazione ambientale del sito oggetto dell’indagine. Aggiungo che la mia maggioranza ha già chiesto, con la solita trasparenza e linearità di comportamento, un Consiglio comunale monotematico perché è giusto che io riferisca  tutte le informazioni in nostro possesso su questa vicenda, informazioni che ovviamente avremo nei prossimi giorni». Così ha commentato il sindaco Tommaso Depalma la notizia del sequestro preventivo e la confisca di beni per 1milione e mezzo di euro. 

Sulla questione è intervenuta anche l’onorevole Francesca Galizia che insieme alla sua collega Francesca Anna Ruggiero, ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente. «Lo scopo – si legge in un comunicato congiunto - è quello di conoscere quali azioni il Ministro voglia adottare nell’ambito della vicenda dell’inquinamento ambientale che sarebbe stato commesso dalla Daneco impianti, accusata di aver smaltito il percolato della discarica di Giovinazzo iniettandolo direttamente nel sottosuolo, con grave rischio per l’ambiente e per la salute dei cittadini». «Il quadro dipinto dagli inquirenti – continua il comunicato – è sconcertante. Questa società, privilegiando esclusivamente l’interesse economico rispetto a quello ambientale e della salute delle persone, avrebbe danneggiato il territorio, inquinando la falda acquifera e risparmiando circa 1,5 milioni di euro sullo smaltimento. Un autentico abuso della nostra terra, compiuto nell’interesse di pochissime persone e a danno della collettività e delle generazioni future. Ringraziamo gli inquirenti per il lavoro svolto e confidiamo nella giustizia per accertare con chiarezza tutte le responsabilità del caso». 

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