Scorie radioattive

Pubblicata la mappa dei siti di stoccaggio per le scorie radioattive. Tre sono in Puglia

Il «no» convinto dei sindaci, della Regione, della associazioni di categoria e movimenti ambientalisti

Cronaca
Giovinazzo mercoledì 06 gennaio 2021
di Mino Ciocia
La mappa della Sogin che indica i potenziali siti di stoccaggio delle scorie radioattive
La mappa della Sogin che indica i potenziali siti di stoccaggio delle scorie radioattive © Nc

È stata pubblicata dalla Sogin SpA, la società incaricata per l’individuazione e la costruzione di depositi di stoccaggio di scorie radioattive, la mappa dei siti che in Italia potenzialmente potrebbero ospitare le scorie nucleari. Tra i luoghi individuati tre sono in Puglia: Gravina, Altamura e Laterza. È bastata la sola pubblicazione di quella mappa a far insorgere voci di dissenso. A cominciare dal quella dei sindaci dei comuni indicati che si esprimono con un secco «no», recriminando anche che i territorio interessati non sono mai stati preventivamente interpellati. I siti individuati tra l’altro ricadono tutti in aree protette, come il Parco nazionale dell’Alta Murgia (Gravina e Altamura) o in quello regionale delle Gravine (Laterza).  In passato i consigli comunali di tutti i comuni delle aree in questione si erano espressi per il «non disponibili alla localizzazione del deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi e del Parco tecnologico». Un ordine del giorno trasmesso anche al Consiglio dei Ministri, ai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico. Ma non sono solo i sindaci a schierarsi contro i possibili siti di stoccaggio di scorie nucleari nei territori pugliesi. A prendere posizione è per esempio la Coldiretti che ricorda «la vocazione dei territori in una regione come la Puglia in prima linea per l'agricoltura green con 11 prodotti agroalimentari a Denominazione di Origine Protetta,  27 vini DOC, 4 DOCG e 6 IGP, altre 6 IGP ai prodotti ortofrutticoli, la leadership nel biologico con oltre 266mila ettari coltivati e 9380 operatori bio, oltre a 299 prodotti riconosciuti tradizionali dal Ministero delle Politiche Agricole e il primato della sicurezza alimentare mondiale». Ipotizzare la costruzione di quei siti nel territorio murgiano significa, per il presidente della Coldiretti Savino Muraglia, «la mancanza di rispetto e di tutela  per il modello di agricoltura costruito attorno al territorio e alla certezza di sicurezza alimentare e ambientale». Per questo l’associazione di categoria chiede una presa di coscienza e una forte partecipazione  per le gravi vertenze ambientali che affliggono il territorio pugliese. Al coro dei «no» si aggiunge anche Michele Emiliano. «Apprendiamo a “cose fatte” e a distanza di anni – dice - dell’inclusione di alcuni comuni pugliesi e lucani tra i siti in cui stoccare residui radioattivi. È ferma e netta la contrarietà della Regione Puglia a questa opzione. Non si può imporre, ancora una volta, scelte che rimandano al passato più buio, quello dell’assenza della partecipazione, dell’umiliazione delle comunità, dell’oblio della storia e delle opportunità». Nel frattempo la rete «No Triv», il movimento che si batte contro le trivellazioni in Adriatico per la ricerca di petrolio, ha già annunciato la sua mobilitazione. Ricordando che insistono 60 giorni per trasmettere tutte quelle osservazioni utili a ribadire il diniego per la costruzione di siti pericolosi per l’ambiente e per la salute pubblica.

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