Il riconoscimento

Premio Apollonio 2019, il neo "giovinazzese" John Turturro è il pugliese dell’anno

L'attore italoamericano: «Penso ad un film in Puglia». Che sia il sequel de "Il nome della rosa"?

Attualità
Giovinazzo domenica 07 luglio 2019
di Enrico Tedeschi
La cerimonia della premiazione
La cerimonia della premiazione © Enrico Tedeschi

Di Giovinazzo c’eravamo solo noi e lui, il premiato. Niente parenti, sindaci della Città Metropolitana o Governatore, dunque, a far da corte a John Turturro, il neo cittadino onorario della “perla del nord barese”, per la sua incoronazione come pugliese dell’anno. Quasi fosse una questione tutta leccese questo Premio Apollonio che, in realtà, è una vera e propria certificazione non soltanto di una riconosciuta fama a livello internazionale, quanto e soprattutto di un sentito orgoglio di appartenenza "ad una terra vivace e forte, ricca di eccellenze: la Puglia". Come peraltro recita la locandina del Premio. E come è apparso più che evidente, durante la brillante intervista sul palco di Neri Marcorè, quando Turturro ci ha tenuto a ribadire in italiano il suo forte legame con questa terra «… prima volta in Lecce … io ritorno a Giovinazzo», ricordando suo padre Nicola; ma anche, durante la premiazione, «io non sarei quello che sono senza mio nonno» esprimendo tutta la sua gratitudine al suo «… grandfather Raffaele » che, facendo la spola tra Giovinazzo e New York, poi riunì stabilmente la sua famiglia a Brooklyn. Cioè dov’è nato e dove, nella grande America delle opportunità a chi sa guadagnarsele, è incominciata la sua grande avventura come uomo e come star mondiale del Cinema.

Peccato solo che la sua splendida interpretazione del fra' Guglielmo della serie televisiva “Il nome della rosa” (che ora sta entrando in tutte le case del pianeta) non si sia arricchita anche di quel contributo postumo che la Storia ha poi dato al suo personaggio, quando lo storico don Gaetano Valente ha scoperto che il “Guglielmo di Baskerville” altri non potesse essere che il coltissimo Guglielmo di Alnwick che, vescovo di Giovinazzo dal 1330 al 1333, non solo ha prestato le sue caratteristiche al protagonista del fortunatissimo romanzo di Umberto Eco, ma anche fornito un finale congruo e reale alle vicende di fantasia raccontate. Non è certo questa la sede né il momento per fare le pulci a quanto ora sta andando in onda in ogni angolo della Terra, ma ha aperto il nostro cuore alla speranza quel «Ho già un’idea al riguardo» di Turturro, rispondendo alla domanda su un suo ipotetico film in Puglia. Un sequel, allora? E perché no, pensando anche soltanto al vissuto strepitoso di Guglielmo di Alnwick, post Capitolo generale di Perugia del 1322, (ambientato a Napoli e nella magica Apulia del Medioevo, prima della sua fine sotto l’Inquisizione ad Avignone) e quindi forse ancor più ricco di colpi di scena che della stessa invenzione di Eco? Tutto più che possibile anche pensando ad un rilancio planetario del Sud .. Sempre che, almeno stavolta, si sia toccato l’argomento come merita, durante il suo recente e blindatissimo giro culturale in Giovinazzo; ma che, ironia della sorte, quasi paradossalmente ha escluso proprio la visita all’ultima torre medievale rimasta nel centro cittadino che, nomen omen, è persino perfettamente riconducibile alla radice del suo stesso cognome dal ‘600 (Turturro dalla sintesi di Tur Tur, ossia addetto alla sorveglianza dalle torri).

Tornando al Premio, frutto dell’impegno di due mecenati d’eccellenza come il loro vino, i fratelli Marcello e Massimiliano Apollonio, si è trattato di un vero e proprio spettacolo, grazie agli intermezzi musicali di Brunori sas (al secolo Dario Brunori, anche in duetto con Marcorè) e agli imperdibili sketch di Ubaldo Pantani. Ospiti sul palco i componenti della mitica pattuglia delle “Frecce Tricolori e personaggi del calibro di Anthony La Molinara (premio Oscar agli effetti speciali per “Spiderman 2” ed in Salento anche a studiare le location per il prossimo film “Lo chef”, con Giancarlo Giannini, le cui riprese inizieranno in autunno) a far gli onori di casa a Turturro, insieme ai già citati anfitrioni, il sindaco di Lecce Carlo Salvemini e il prorettore dell’Università del Salento, Rossano Adorno. Parterre de roi per i selezionatissimi invitati, impossibile non citare almeno la presenza tra le autorità civili e militari e i tanti esponenti della cultura convenuti da ogni dove, del rieletto eurodeputato salentino ed ex presidente della Regione Raffaele Fitto. A concludere questa memorabile serata nella splendida cornice del chiostro del Rettorato dell’Università di Lecce, anche un inatteso coup de théâtre: quando sono stati chiamati sul palco anche la moglie di Turturro, Katherine Borowitz,e il figlio Diego, per la consegna da parte del vicepresidente della squadra appena tornata in serie A, Corrado Liguori, di una maglia dell’ U.S. Lecce con il n. 15. Giusto a celebrare questo quindicesimo appuntamento sempre più internazionale, visto che nell’edizione scorsa è ad un’altra cittadina onoraria (di Tiggiano) l’attrice Oscar Helen Mirren, che è stato attribuito il Premio Apollonio 2018. Entrato nella storia di questo evento il suo accorato appello ad intervenire, e il più presto possibile, sul fronte della Xylella, che sia questo il motivo della defezione di qualche politico di spicco quest’anno?

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