L'opinione

Arte o funzionalità? Una riflessione su piazzale Aeronautica

L'architetto e urbanista Eric Forsmark riflette sul progetto del piazzale prendendo spunto dalla cerimonia dedicata a John Turturro: «Tra visioni e realtà: forse abbiamo perso qualcosa per strada?»

Attualità
Giovinazzo mercoledì 03 luglio 2019
di Eric Forsmark
Piazzale aeronautica durante la cerimonia dedicata a John Turturro
Piazzale aeronautica durante la cerimonia dedicata a John Turturro © Eric Forsmark

Nei giorni scorsi John Turturro è diventato cittadino onorario di Giovinazzo, un fatto che rappresenta un giusto riconoscimento: suo padre nacque qui e John stesso ha affermato di sentirsi un «bimbo del Sud Italia». Dopo la cerimonia è stato proiettato il suo affascinante docu-film “Passione”, ispirato al ricco patrimonio della tradizione musicale napoletana, sia moderna che classica. Turturro è un attore e regista eccellente, ha al suo attivo più di 90 film e tanti programmi televisivi, molti dei quali sono tra i miei preferiti.

LA DISPOSIZIONE DEL PUBBLICO L’unica cosa che mi è apparsa un po’ strana è stata la disposizione del pubblico. Ho trovato abbastanza strana e inaspettata la separazione fisica tra gli invitati speciali, le autorità e la stampa e gli altri cittadini, di cui Turturro era in fondo una parte. Sono sicuro che non è stata colpa sua, la mia ipotesi è che avrebbe preferito un’impostazione diversa. Credo che questo abbia in un certo senso a che fare con il modo in cui piazzale Aeronautica è stato progettato. Come urbanista e architetto mi permetto di esprimere un parere.

L'ANFITEATRO Circa dieci anni fa ho fatto parte di un gruppo di cittadini che durante un processo di consultazione ha raccolto idee da più di 600 giovinazzesi. Da allora molte di quelle idee sono diventate realtà. Una di esse è per esempio la “Passerella”, ma anche quello che nel 2009 chiamammo “L’Anfiteatro”. Sono davvero molto felice che questo prezioso spazio tra Palazzo Ducale e il mare non sia diventato un grande parcheggio, come era nelle intenzioni della precedente amministrazione. Adesso è un luogo dove ci si può sedere o rilassare, godendosi la brezza della sera e magari anche qualche spettacolo. Ma ad ogni modo non si può chiamarlo "Anfiteatro". Come esercizio di stile, di arte astratta lo trovo ok, con luci che cambiano e un aspetto futuristico. L’altra sera però è stato emblematico vedere cosa succede durante un evento importante. Le sedute di pietra sono molto distanti e nessuno ha pensato di aggiungere file di sedie tra di esse. A questa strana configurazione si è aggiunto il fatto che i cittadini "ordinari" stavano dietro una recinzione, che impediva loro di avvicinarsi abbastanza per vedere il loro neo concittadino onorario. Nessuno tra gli organizzatori ha notato l’ironia di tutto ciò e di come sarebbe stato facile risolverlo: semplicemente permettendo alle persone di spostare le sedie oltre la recinzione e sedersi ai lati, dove c'era spazio abbondante. Alcuni potrebbero obiettare che l’intera faccenda aveva a che fare con la sicurezza, ma ne dubito seriamente.

CREATIVITÀ O RISPETTO DEL LUOGO Non mi fraintendete. Sono convinto che molti miglioramenti dell’ambiente urbano siano stati apportati durante gli ultimi dieci anni. Lentamente ma con costanza la nostra città sta diventando migliore e più sostenibile. So che a molti cittadini non piacciono le piste ciclabili ma per me esse rappresentano il futuro, come invece andare ovunque con la macchina rappresenta il passato. Ma osservando nello specifico i nuovi progetti urbani, potrei obiettare che alcuni dettagli di essi sono troppo a forma squadrata e difficili da contestualizzare in un ambiente così organico e storico. Lo so, io sono più vecchio degli architetti contemporanei e consapevole che noi come professionisti dovremmo sforzarci di creare nuovi progetti invece di imitare la storia. Tuttavia sono convinto che il nostro lavoro non dovrebbe essere scolpire pezzi d'arte isolati, ma piuttosto fondersi con le qualità che sono già presenti. Inoltre trovo difficile comprendere perché qualcuno usi il ferro come materiale da costruzione vicino al mare. In questo clima il ferro comincia a corrodersi dopo pochi mesi dalla sua installazione. Guardate il “Porto vecchio” e capirete cosa voglio dire. Se volete rendervi conto delle visioni dei cittadini di Giovinazzo del 2009 dato uno sguardo a questo breve filmato.

GRANDI SPERANZE In conclusione ho grandi speranze che Giovinazzo si svilupperà nel modo giusto nei prossimi decenni. Dovremmo essere grati a tutti coloro che contribuiscono a rendere Giovinazzo viva e sostenibile dal punto di vista sociale e culturale. Apprezziamo le iniziative e i progetti che sono già importanti, ma nello stesso tempo impariamo da quello che potrebbe essere fatto ancora meglio in futuro. Sono sicuro che ci sono molte possibilità affascinanti che aspettano solo di essere scoperte e diventare realtà. Il viaggio è appena iniziato.

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I commenti degli utenti
  • Lino Labianca ha scritto il 03 luglio 2019 alle 08:24 :

    Complimenti Arch. Forsmark la sua analisi oltre che competente risulta opportuna e condivisibile. Mantenendo costante il "groove" del progresso lo arricchisce di estrosi "feels" adeguati allo sviluppo, alla qualità e, soprattutto, mirati alla partecipazione delle Persone comuni, "perno" principale ed essenziale della nostra Società. Un sincero e..... ritmico saluto. Rispondi a Lino Labianca

  • michele camporeale ha scritto il 03 luglio 2019 alle 08:06 :

    Caro Erik è apprezzabile il tuo lucido e disinteressato punto di vista. sul futuro assetto della citta', penso che le ideee camminano sulle gambe delle persone, e che a tutt'oggi manca un sia pur minimo atto di pianificazione che delinei la visione pensata o immaginata della città, al di là di interventi slabbrati e di natura estemporanea.Certo la città pur nelle sue contraddizioni, mantiene nella sua struttura innumerevoli spunti per renderla attrattiva e polare. Nella mia considerevole esperienza , mi sono convinto che il tema sono gli interpreti della cosa pubblica, le classi dirigenti, assolutamente inadeguate. sposo la tesi del prof. Dioguardi che propone una scuola di formazione per amministratori e funzionari che gestiscono le città, ti invito a guardare al modello Marsiglia Rispondi a michele camporeale