L'intervista

Raffaele Caravella «L’estate meravigliosa con Valentino Mazzola»

Il 91enne si è riconosciuto nella foto. «Quando l’ho vista sono ringiovanito. Per noi ragazzi di allora lui era un esempio. Lo scoglio in sua memoria? A Cala Ponte»

Attualità
Giovinazzo martedì 12 marzo 2019
di Nicola Palmiotto
Raffaele Caravella mostra la foto insieme a Valentino Mazzola
Raffaele Caravella mostra la foto insieme a Valentino Mazzola © GovinazzoLive.it

«Quella fu un’estate meravigliosa. Quando ho rivisto la foto non le nascondo che ho fatto un lungo sospiro: è come se fossi ringiovanito».

Signor Caravella che si ricorda di quel giorno?

«Beh sono passati tanti anni, credo fosse agosto del ’47 o del ‘48. Non ricordo chi scattò la foto. Io sono in seconda fila, il primo da sinistra. Riconosco anche Renzo Carrieri e Vincenzo D’Albis. Ognuno di noi ebbe una copia di quella foto firmata da Valentino Mazzola».

Lei è rimasto uno dei pochi, se non l’unico, testimone diretto dell’evento: che ci faceva il capitano del Grande Torino al mare a Giovinazzo?

«Veniva dai parenti. Io allora abitavo in via Molfetta 21. Lì vicino vennero a vivere anche i De Venuto. Quando arrivava Valentino si spargeva subito la voce, era una cosa grande. Mia madre dal balcone si dava voce con le vicine e mi chiamava: “Raffaele, Raffaele è arrivato Mazzola”. Io che avevo 19 o 20 anni studiavo chimica ma ero anche un tifoso del Torino, scendevo subito giù. Andavamo al mare al Ponte, io di solito di pomeriggio, perché la mattina studiavo».

Raffaele Caravella a dispetto dei suoi 91 anni è ancora un giovanotto. «Cerco di difendermi», dice. Lo conferma il fatto che qualche giorno fa ci ha contattato via email scrivendo: «Possiedo la fotografia fatta in Cala Ponte. Un ricordo che mi ha commosso e inorgoglito». Per molti anni Caravella è stato direttore dell’attuale Arpa di Lecce. Adesso si gode la pensione insieme a sua moglie, facendo la spola tra Giovinazzo e il capoluogo salentino. Nonostante siano passati 70, i ricordi e soprattutto le emozioni di quella estate con Mazzola restano nitide. Infatti non si fa fatica a leggerglielo negli occhi.

Lì sugli scogli, di cosa parlavate?

«Gli chiedevano di tutto, tantissime cose e lui ci rispondeva sempre. Ci raccontava aneddoti di calcio ma ci dava anche suggerimenti per tenerci in forma, anzi ci spronava a nuotare. Lui nuotava molto e poi si divertiva a fare delle partitelle a pallone in un campetto lì vicino. Ricordo anche che ci diceva “Mi raccomando venite a Torino, chiamatemi, vi faccio entrare allo stadio”, ma noi a quell’epoca non ci potevamo andare (alza gli occhi sospirando). La sa una cosa? Nel ’60 sono andato con mia moglie a Superga e lì sul retro della basilica ho lasciato un fiore sulla stele funebre dedicata al Grande Torino. Fu una emozione grandissima».

Che cos’era per voi Valentino Mazzola?

«Era un esempio. Per l’Italia di allora era un esempio di civiltà, di come si doveva vivere. Non era solo un famoso calciatore ma anche un signore nelle relazioni. Noi eravamo ragazzi, eravamo tutti tifosi del Torino e lui ci affascinava. Pensi l’invidia e la gelosia quando raccontavo queste cose ai miei colleghi universitari di Bari».

Che ne pensa della proposta del Sindaco di intitolare uno scoglio alla memoria di Mazzola nell’anno del centenario della sua nascita?

«Non è male ricordarsi di questo fatto, la memoria va salvata. Ma lui andava al mare al Ponte, questa iniziativa deve essere fatta lì».

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