Ospedale San Paolo

Il San Paolo di BAri torna all'assistenza sanitaria ordinaria

Chiusi i reparti Covid, il nosocomio è stato riconvertito

Attualità
Giovinazzo martedì 08 giugno 2021
di La Redazione
Ospedale San Paolo
Ospedale San Paolo © Ufficio Stampa ASL Bari

Dopo sei mesi e mezzo si chiude l’area Covid dell’ospedale San Paolo di Bari. Quasi 200 giorni in cui il nosocomio ha vissuto in una emergenza stringente, visto che ha curato 1.046 contagiati, gli ultimi due sono stati dimessi solo pochi giorni fa. Il tempo di sanificare i reparti da cima a fondo, da ieri l’ospedale è tronato alla ordinaria attività di assistenza sanitaria.

«Uno sforzo straordinario – ha spiegato il Direttore Generale Antonio Sanguedolce – che ha impegnato completamente questo Ospedale, come quelli di Putignano e Altamura, dal punto di vista strutturale, logistico e umano: per questo bisogna ringraziare in modo particolare tutto il personale ospedaliero, che ci ha messo anima e corpo per affrontare l’emergenza, operando in condizioni estreme e senza mai risparmiarsi per lunghi e durissimi mesi. Riconvertire un Ospedale e poi riportarlo indietro, sempre conservando gli elevati standard di sicurezza previsti dalle misure anti-contagio, è un’operazione tecnicamente complessa. Riuscire a farlo in pochi giorni ci restituisce davvero il senso del grande lavoro fatto e della capacità di adattamento, in piena emergenza sanitaria, dimostrata dalla Sanità Pubblica».

 Dal 15 novembre al 31 maggio nell’Ospedale San Paolo sono stati trattati 796 pazienti ad elevata complessità assistenziale, gestiti clinicamente in Medicina, Pneumologia e Rianimazione, a fronte del trasferimento di 250 pazienti a più basso grado di complessità clinica, gestiti e trattati clinicamente presso l’Obi Covid, verso altri centri Covid dopo una degenza media di 4-5 giorni. Fondamentale l’attività di filtro e trattamento del Pronto Soccorso che ha gestito i pazienti ad accesso diretto, più altri provenienti da altri presidi ospedalieri.

«A novembre scorso – ha ricordato il Direttore medico del San Paolo, Angela Leaci - in dieci giorni di lavoro senza sosta abbiamo riconvertito l’Ospedale per contrastare l’emergenza Covid. Abbiamo allestito e attrezzato 8 posti letto Covid in Rianimazione, 18 in Pneumologia-Utir, 25 in Area Medica e poi altri posti letto, sino ad arrivare a 91 complessivi, comprendenti i posti letto chirurgici e quelli di Ostetricia e Ginecologia, oltre a 20 posti tecnici di astanteria in Pronto Soccorso, importantissimi per la prima assistenza e il successivo trattamento in Area Covid».

L’Ospedale ha affrontato così una doppia riconversione. Gli ultimi quattro dei sette piani dell’edificio sono stati adibiti ad Area Covid (Medicina, Pneumologia e Rianimazione Covid, più l’area dedicata alle partorienti positive e le zone di vestizione e svestizione), con un notevole intervento di compartimentazione, isolamento e messa in sicurezza all’interno dell’Area Covid e rispetto al resto dell’Ospedale che, contemporaneamente, ha continuato a garantire le urgenze di diversa natura. La riorganizzazione, infatti, ha comportato la realizzazione di un nuovo reparto di Rianimazione e di una nuova Sala parto, consentendo anche di garantire alla popolazione la degenza ordinaria in Ostetricia-Ginecologia, Cardiologia (comprese le sale di Emodinamica per la cardiologia interventistica d’emergenza), Chirurgia Senologica e Plastica, nonché i servizi radiologici (con due percorsi separati per l’utenza Covid e no-Covid), immunotrasfusionali, il laboratorio analisi e la camera iperbarica. Il Pronto Soccorso, inoltre, è stato sdoppiato per accogliere e gestire i pazienti Covid e, grazie ad ambienti e percorsi separati e sicuri, ha potuto trattare anche la casistica ordinaria di tipo ortopedico e pediatrico. Il San Paolo continuerà comunque a mantenere un’area di osservazione breve per accogliere eventuali casi positivi al Sars Cov-2 se dovessero presentarsi. Così come resterà attivo ancora per qualche tempo il reparto post acuzie di Terlizzi, utile alla riabilitazione dei pazienti che hanno contratto il Covid in maniera più importante.

 

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