Il giovane artista esporrà le sue opere all'Atelier Anforah ad agosto

Dal Lido Azzurro a New York (e ritorno)

Marco Biscardi, una vita dedicata all'arte

Cultura
Giovinazzo venerdì 21 giugno 2013
di Elena Albanese
Marco Biscardi
Marco Biscardi © Photo Daniele Met

Si chiama Marco Biscardi e ha 27 anni, «l'età in cui muoiono tutte le rockstar», ma lui è invece un pittore e fotografo e gode di ottima salute. Immortala in maniera originale strade, paesaggi e soggetti senza l'uso di Photoshop, ma semplicemente regolando contrasti e saturazione. Il risultato dà colori straordinari e un effetto quasi fumettistico, «come la mia mente vorrebbe che quel posto fosse». Inevitabile il rimando alla cultura pop americana, a cui Marco non si ispira pedissequamente, ma «molto di quello che ho visto, amato e ammirato, credo che in qualche modo mi influenzi in tutto ciò che faccio. Parlo di artisti come Pollock, Basquiat, Rauschenberg, Keith Haring, Kenny Scharf, Richard Prince, Andy Warhol». I quadri sono invece realizzati con tecnica mista, acrilico, tempera e spray. Ultimamente l'artista si è appassionato anche alla Street Art.

Io stessa ho conosciuto il suo lavoro per caso, attraverso una mail che lanciava il suo nuovo sito www.biscardimarco.com, da cui ho scoperto che terrà una mostra a Giovinazzo il prossimo agosto, che considera «un omaggio alla mia terra, da cui ho scelto di ripartire per dare origine a nuovi progetti». Mi sono chiesta allora, e di conseguenza ho chiesto a lui, cosa lo leghi a questa città.  «Sono nato e cresciuto a Bari. Le estati, da piccolo, le passavo tutte a Giovinazzo, al mitico Lido Azzurro! Finita la scuola ho lavorato per un anno e mezzo come geometra nello studio di quel grande uomo di mio padre. Ma sono uno di quelli che non può stare dietro a una scrivania, e allora compensavo in estate facendo l'animatore nei villaggi turistici. A 19 anni sono andato a vivere da solo, a Roma. Studiavo da attore...e lavoravo in un Call Center. I miei mi hanno sempre aiutato, e mia sorella mi allungava 50 € ogni tanto, perché credeva in me in un modo incredibile. E ci crede ancora».

«Ho iniziato a dipingere qualche anno fa, in un periodo piuttosto buio della mia vita. Facevo i primi quadri e mi sentivo subito meglio! Poi è stata un'esplorazione continua. Uno scoprire nuove tecniche, un continuo sorprendersi. Lo consiglio davvero a tutti. L'esprimersi, intendo. Che sia ballando, cantando, recitando, scrivendo, fotografando. La gente ha paura a dire la sua, ad essere diversa. Ci si esprime sempre meno. Per non essere "scomodi", si sceglie di vivere vite piatte e fotocopiate tra loro».

Anche se definisce la sua arte «bella», non è facile camparci neanche adesso, anzi a detta sua «è pressochè impensabile in questo momento in Italia. Specie se non hai amicizie partitocratiche. Faccio sempre, in parallelo, un altro lavoro "normale" per avere uno stipendio fisso». E vive a Firenze, ma «ancora per poco. E' una città che si proclama "d'arte", ma che è ferma ai tempi di Giotto. Le iniziative più moderne e interessanti riguardano Leonardo e Michelangelo, e son promosse da loro coetanei». Nel suo curriculum però, di città ne ha vissute tante, in Italia la sua preferita resta «Roma al 100%!». All'estero, invece, «New York. Senza il minimo dubbio». Infatti ha intenzione di tornarci presto: «Ho qualcosa che bolle in pentola con delle importanti gallerie di lì».

Per il momento pensa all'esposizione che terrà a partire dal prossimo 3 agosto, nata, come spesso capita al sud, da una chiacchierata e una stretta di mano: «Una zia mi ha fatto conoscere il luogo della mostra (l'Atelier Anforah in via Cattedrale) e le persone che ci lavorano dentro. Abbiamo parlato due minuti d'orologio. Forse ci siamo piaciuti a vicenda e ci siam dati una stretta di mano. Ha un sapore particolare fare una mostra d'arte contemporanea nel centro storico di Giovinazzo. E' un pò come aprire un Mc Donald's nella via delle pizzerie storiche a Napoli. O sarà un flop, o sarà un successone. Non c'è via di mezzo».

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