di La Redazione
Massimo Ronconi appartiene al genere raro di quelli che hanno il coraggio di dire cosa pensano e perché.
Lui non ci fa più caso: “Sono nel calcio a cinque da molti anni, conosco i meccanismi. Non mi meraviglio più di nulla, figurarsi all'interno di una situazione in cui i risultati non erano per niente buoni”.
Il divorzio col Giovinazzo è una ferita ancora aperta. “Mi meraviglia che la società mi rimproveri giustamente i pochi punti fatti, ma alla fine i giocatori che li hanno conseguiti sono a casa e chi ha fatto pochi punti è stato riconfermato".
"Anche perchè chi ha costruito la squadra", va avanti Ronconi "continua imperterrito ad essere parte di quella società, nonostante il pessimo giudizio espresso da tutta la tifoseria e anche da una buona parte dello staff dirigenziale che, comunque, non l'ha dichiarato apertamente: sono questi i misteri dello sport”.
Ronconi, ma come si è giunti a questo epilogo? "L'invidia è nata quando qualcuno, che dal punto di vista professionale non è stimato e non è apprezzato, ha notato che tutto il paese mi voleva un gran bene".
Cosa le ha lasciato l’esperienza biancoverde? “A Giovinazzo avevo creato una cerchia di amicizie che continuerò ad avere anche se davano fastidio a qualcuno. Inoltre si era creato un feeling con tutto il paese: una circostanza che non mi era mai successa negli anni precedenti”.
Un feeling interrottosi qualche ora dopo la sconfitta di Marcianise. “Macchè. Penso che tutto fosse già deciso e probabilmente la salvezza avrebbe intralciato i piani prestabiliti da tempo”.
Il ritorno in auto, dopo la sconfitta nella finalissima.
Ed una sola riflessione. “Il mio pensiero? Che probabilmente non avrei più allenato una squadra ed una città a cui mi ero ormai affezionato. Credo di avere accumulato tanta esperienza da rendermi conto delle situazioni”.
Ronconi riavvolge il nastro dei ricordi dell’esperienza pugliese iniziata nell’infausta trasferta di Chieti, dopo le dimissioni di Bommino.
“Ci vorrebbe un libro per scrivere i momenti belli e non sto parlando dei momenti sportivi. In ottica calcio a cinque credo sia indimenticabile quello che è successo dopo la vittoria sul Matera, ai calci di rigore”.
Poi, coglie il momento più bello di questi mesi vissuti in riva all’Adriatico. “Il ricordo più bello che mi porterò dietro è quello di una tifoseria competente, straordinaria, passionale, critica e fedelissima come non l’avevo mai trovata: complimenti sinceri!".
"Continuerò a tifare per il Giovinazzo", prosegue Ronconi "in tutte le discipline come ho fatto nella mia permanenza e poi nella vita. Mai dire mai: un giorno potrei tornare per portare questa squadra dove i tifosi sognano di arrivare”.
Il cinquantunenne tecnico di Roma chiedeva una maggiore chiarezza. "Potevano essere più chiari dall'inizio. Credo sia la prima volta che si organizza una campagna acquisti con un allenatore che non viene riconfermato, ma del resto di prime volte ne ho viste una infinità e l’unica cosa che mi è rimasta in sospeso è la domanda che si pongono tutti sul ruolo del direttore sportivo".
"Una domanda", continua perplesso Ronconi "alla quale non avrò una risposta. Una domanda che, all’interno della società e nel paese, si pongono tutti. Tutti, tranne il presidente Antonio Carlucci: anche qui misteri dello sport”.
Intanto Ronconi guarda al futuro prossimo. “A questa domanda non posso rispondere, vedremo se ci saranno delle valide opportunità”. Ed infine approfitta dell’intervista per salutare i suoi compagni d’avventura.
“Approfitto dell’intervista concessami da GiovinazzoLive.it per salutare tutte le persone che mi hanno voluto bene e che sono state ricambiate da un affetto sincero e da una stima reciproca. Un grazie di cuore va ai miei amici con i quali si era creata una vera e propria combriccola: un abbraccio forte a Gianpaolo, Cristiano, Tommaso, Alessandro, Angelo, al “Dolcetto” e anche a tutti quelli che non ho citato per mancanza di spazio”.
L’avventura di Ronconi continua, in giro per lo stivale. Giovinazzo ha visto partire un treno che difficilmente ritornerà da queste parti.