Il caso che è diventato virale su web e giornali

Licenziata per un gattino, le versioni a confronto

La dipendente: «Subita un'ingiustizia». La cooperativa Anthropos: «Il randagio poteva provocare malattie»

Cronaca
Giovinazzo giovedì 13 luglio 2017
di La Redazione
Il centro diurno Gocce di Memoria © GiovinazzoLive.it

«Ha disubbidito agli ordini della coordinatrice che le vietava di far entrare un gatto privo di libretto sanitario nella struttura. E inoltre ha trasportato lo stesso animale in un mezzo sprovvisto delle necessarie attrezzature previste dal codice della strada». Sono questi, secondo la cooperativa Anthropos, i motivi che hanno determinato il licenziamento di un’operatrice sanitaria di “Gocce di Memoria”, la struttura che da anni si occupa di malati di Alzheimer a Giovinazzo. Il fatto, accaduto circa due mesi fa e portato all'attenzione pubblica per prima dalla Gazzetta del Mezzogiorno, è diventato un vero e proprio caso, finendo persino alla ribalta delle cronache nazionali.

La vicenda

La 43enne bitontina Patrizia Antonino, dipendente della cooperativa Anthropos, il 9 maggio scorso trova per caso un gattino di pochi giorni abbandonato in una scatola nei pressi della struttura che si occupa di pazienti affetti da Alzheimer e decide di portarlo all’interno. Ma la vice coordinatrice – secondo quanto afferma la stessa Antonino – le ordina di riportare l’animale laddove lo aveva trovato, cosa che lei esegue. Mentre si accinge a trasportare i pazienti a casa a bordo di un furgone il gattino sbuca sulla strada. A quel punto la donna decide di caricarlo sul pullmino e in seguito gli trova una casa, affidandolo alle cure di un parente di uno dei pazienti.

La versione della dipendente

«Ritengo di avere subito un’ingiustizia e di aver subito un illegittimo licenziamento per aver soccorso un animale bisognoso di cure» si è difesa l’operatrice. «Ritengo solo di aver ottemperato ad un obbligo morale e di aver svolto in modo corretto il mio lavoro» ha aggiunto la Antonino, che intanto ha ingaggiato una battaglia legale con i suoi datori di lavoro, mentre nel frattempo il caso ha fatto il giro del web, sfociando anche in una raccolta firme online.

La difesa dell’Anthropos

«In una struttura sanitaria – chiariscono a GiovinazzoLive.it dalla cooperativa – non possono entrare animali senza libretto sanitario perché possono essere portatori di malattie. Noi facciamo questo lavoro da trent’anni e nelle nostre strutture abbiamo diversi cani e gatti ma tutti sono vaccinati e controllati dai veterinari. L’operatrice ha disubbidito all’ordine della coordinatrice che le aveva detto che quel gatto non poteva entrare nella struttura. Inoltre la signora non poteva trasportare l’animale nel furgone privo delle attrezzature previste dal codice della strada. A tutti coloro che stanno protestando chiediamo se si siano posti questo problema: se a bordo ci fosse stato un loro parente e fosse malauguratamente accaduto un incidente?».

La cooperativa precisa anche i contorni della presunta adozione dell’animale: «Un famigliare di quel paziente a cui è stato consegnato l'animale ci ha chiamati il giorno dopo chiedendoci come mai avessimo portato loro un gatto in casa. Noi in questa vicenda ci sentiamo con la coscienza a posto».

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I commenti degli utenti
  • Ciccio ha scritto il 13 luglio 2017 alle 12:27 :

    Ormai ognuno si sente in diritto di fare quello che vuole....le regole non esistono Rispondi a Ciccio

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