Le feste

"Olio su massa", l'arte giovinazzese della vigilia dell'Immacolata. Tradizione vs innovazione

Rape condite con l'olio nuovo e frittelle a volontà. Le proposte di Onofrio Cafagna: frittella aperta con sashimi di tonno e rape in due consistenze

Attualità
Giovinazzo giovedì 07 dicembre 2017
di Nicola Palmiotto
Le frittelle della vigilia dell'Immacolata
Le frittelle della vigilia dell'Immacolata © Giulia Di Pierro

Dicembre è un susseguirsi di vigilie. In fondo nell'attesa sta gran parte del fascino delle feste e non solo di quelle. A Giovinazzo il calendario delle festività natalizie comincia proprio con la vigilia dell'Immacolata. È questo infatti il primo di tanti momenti conviviali in cui si fondono tradizioni, fede e folklore. Il presepe, l'albero di Natale e le tavole imbandite completano il quadro. Ma su ogni cosa si leva l'odore di fritto, che dalla cucina si propaga di stanza in stanza, impregna i vestiti e abbraccia idealmente una comunità intera. Perché la vigilia dell'Immacolata a Giovinazzo significa frittelle: un'opera d'arte fatta con olio su massa.

LA TRADIZIONE Intanto per prima cosa conviene usare i termini giusti: non chiamateli panzerotti, ma frittelle perché è più simile al dialettale frittue. Sono loro, insieme alle rape bollite, le protagoniste delle tavole dei giovinazzesi della vigilia dell'Immacolata. L'impasto con acqua, farina, lievito e olio andrebbe riempito in due modi: ricotta forte e pomodoro oppure con cipolle "sponsali" e pomodoro. L'unica eccezione ammessa è quello con mozzarella e pomodoro. Una ragione c'è: le cipolle, come le rape, sono ortaggi di stagione. Così come l'olio che viene usato per friggere (ma anche per condire le rape) deve essere quello nuovo, ovvero quello della campagna olearia in corso. Probabilmente intorno a questi elementi si è coagulata la tradizione, che ovviamente trova il suo perché nella festa religiosa. Dal digiuno che si osservava per penitenza il giorno prima della celebrazione dell'Immacolata nascerebbe anche la tradizione della cena.

L'INNOVAZIONE La tradizione va rispettata ma che succede se portate e ingredienti capitano nelle mani di un giovane quanto talentoso chef giovinazzese come Onofrio Cafagna? Cose meravigliose. «Le mie frittelle potrebbero essere riempite con un ripieno di rape, tartufo e mela verde - suggerisce il 34enne cuoco -. Se poi vogliamo spingerci oltre nella rivisitazione, proporrei una frittella aperta, con sashimi di tonno rosso, cipolle sponsali crude e salsa teriyaki». Più difficile invece rielaborare le classifiche rape bollite. «Un'idea potrebbe essere quella di servirle in due consistenze - prosegue Cafagna -, una parte frullata e l'altra ripassata in padella con olio al peperoncino, uvetta e capocollo croccante».

Innovazione o tradizione che sia, cadiamo sempre in piedi. Voi da che parte state?

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