La storia di Natale

Un Babbo Natale giovinazzese per portare un sorriso ai bambini dell’ospedale Bambino Gesù di Roma

Michele, insieme all’associazione “Il mondo di Matteo”, oggi visiterà i pazienti del reparto oncologico

Attualità
Giovinazzo mercoledì 06 dicembre 2017
di La Redazione
Il Babbo Natale giovinazzese a Roma nel reparto oncologico dell'ospedale Bambin Gesù
Il Babbo Natale giovinazzese a Roma nel reparto oncologico dell'ospedale Bambin Gesù © Facebook

Di Babbo Natale non ha solo gli abiti e le fattezze, peraltro curate nel minimo dettaglio, ma anche il cuore grande. Perché in fondo Michele a 48 anni suonati non ha mai smesso di credere nella gioia pura del Natale, di cui l’uomo con la barba bianca che distribuisce regali ai bambini è il simbolo per eccellenza. Un simbolo che serve soprattutto laddove la felicità del Natale stenta ad arrivare. Per questo da alcuni anni un giorno di dicembre Michele sale sul treno e parte per Roma, destinazione il reparto oncologico dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Qui, grazie al gancio di alcuni giovinazzesi, insieme all’associazione “Il mondo di Matteo” incontra i pazienti, distribuisce dei piccoli doni, raccolti dalla stessa associazione, e si mette in posa per le foto ricordo. «Tempo fa qualcuno dell’associazione mi ha contattato chiedendomi: “Sarebbe bello che venissi qui a Roma vestito da Babbo Natale”. Non me lo sono fatto ripetere due volte», racconta Michele.

«UNA BOTTA DI VITA» In realtà per fare quel tragitto di pochi passi attraverso le corsie serve la stessa fatica di un viaggio lunghissimo. Quest’anno quel viaggio si compierà proprio oggi, mercoledì 6 dicembre. «È un’esperienza dura - rivela -. Lì dentro trovi dai neonati fino agli adolescenti. Prima di entrare in ogni camera gli infermieri mi dicono chi è il paziente, quanti anni ha e qual è il suo umore. Io entro in punta di piedi e dico loro: “Spero di portarvi un sorriso”. Qualcuno salta dal letto quando mi vede, un anno mi è capitato che un bambino, che avrà avuto 6 o 7, anni mi accompagnasse senza per stanza. Poi mi capita di guardare le facce dei genitori, qualcuno si scioglie in lacrime. Una volta vidi piangere anche un’infermiera, dopo le chiesi come mai. Lei mi spiegò che quel bambino non ce l’avrebbe fatta. Non è facile è una botta di vita».

«IL NATALE È DEI BAMBINI» Ma portare un sorriso a quei bambini è più forte di qualsiasi remora. «Quando torno a casa sono devastato - ammette Michele -. Non riesco a capire perché sia possibile che un bambino che ancora si deve affacciare alla vita stia già in ospedale e soprattutto in quel reparto. È una cosa che non si può spiegare con le parole, la devi solo vivere. Ma io mi sento di fare e la faccio». Il Babbo Natale giovinazzese ovviamente quando transita per l’ospedale viene circondato anche dagli altri bambini che si trovano nei paraggi e che gli chiedono una foto ricordo, dal pronto soccorso e perfino nel parcheggio. «Una volta stavo fumando una sigaretta e si fermò una macchina perché un bambino voleva vedere Babbo Natale. Fui costretto a spegnerla, perché un bambino non può vedere Babbo Natale fumare. In fondo il Natale è dei bambini, la vera magia è quello che loro ti sanno trasmettere».

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